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Versione completa: TSO "presunto", è attivabile in questo caso?
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Buongiorno, sono una ragazza di 28 anni.
La "decisione" dei miei (non ancora presa), di arrivare a un TSO è arrivata dopo lo scorso venerdì sera. Si è arrivati a chiamare il 118, dopo, comunque, un lungo periodo di incomprensioni con i miei (circa un anno).
Ho una storia di ospedali non di poco conto: vi ero sempre dentro sin da piccola per una grave scoliosi, operata poi ai miei 12 anni. A seguito della perdita di mio padre, 2 anni dopo, ho avuto un episodio psicotico, la successiva diagnosi è stata "psicosi NAS". Negli anni successivi, purtroppo non potevo lavorare a causa degli effetti molto indesiderati dei farmaci, per 7 anni ho continuato praticamente a dormire, in sostanza. Ho avuto fatica, e ce l'ho tutt'ora, a trovare un lavoro. Tuttavia, l'ultima diagnosi sulla carta (attestata da psichiatra e inps) è stata depressione bipolare, ciò permettendomi di avere un'invalidità civile del 47 %.
Nel 2018 ho lavorato per 4 mesi in un'ASL, dove tuttavia, anche essendo categoria protetta, non ho mai avuto il supporto della tutrice. In quel periodo, in accordo con lo psichiatra, ho dimezzato notevolmente l'assunzione di farmaci. Non ho più avuto episodi psicotici né altri sintomi, a parte ansia residua. L'assenza della tutrice e ritmi di lavoro abbastanza stressanti (compreso spostamenti da un ufficio all'altro della città, senza peraltro avere la patente e dovendomi affidare ai mezzi pubblici), mi ha causato, purtroppo, alcuni eventi di panico e ansia, costringendomi a lasciare il lavoro e riprendere ulteriori farmaci.
Aggiungo che, nonostante la malattia, ho comunque intrattenuto relazioni (amiche, fidanzati). Tuttavia, la maggior parte non sono state belle esperienze, tutt'altro. Forse venendo da un'altra città, o semplicemente perché doveva andare così. Vivo con mia mamma e il suo compagno dal 2012, ci sono stati molti momenti piacevoli, e altri, molto meno. Non siamo mai arrivati alle mani, ma ci sono stati dei litigi e delle incomprensioni sin da quando abitiamo di nuovo in 3, cose comunque che si sono risolte. Anche se non mancano di rimarcare all'occasione sui miei errori (specie nel sentimentale). E ci sarebbero altre cose da dire, ma verrebbe un testo enorme.
L'anno scorso ho chiuso con una persona che mi stava distruggendo, un ragazzo con un DOC. Per evitare di cadere nuovamente in depressione, ho contattato lo psichiatra, e altri farmaci. Ormai ho perso il conto e forse anche tutti i nomi di quello che ho preso finora. Purtroppo la letargia e la stanchezza da farmaci era di nuovo tale da non poter far nulla (di nuovo). Lo psichiatra mi ha quindi detto di interrompere e prendere soltanto le solite gocce di En. Sono tornata di nuovo normale, avendo comunque tristezza per una nuova ferita dalla relazione.
Mi capitava di piangere, tuttavia, quando succedeva, mia mamma era solita dirmi (a volte anche gridare) di smetterla di piangere, di compiangermi e diverse altre frasi poco confortanti. Mi sono irritata parecchio, lei mi ha sempre detto di sfogarmi, eppure ora non potevo farlo. Questa cosa è durata parecchio, finché non ho deciso di sfogarmi da sola, quando nessuno mi vedeva o sentiva. Dopo un po', stavo meglio. Tutto ciò che volevo era starmene un po' di tempo per conto mio, in pace. Stranamente, per mia madre questo non era possibile. Dicendomi di non starmene sempre a casa e frequentare altra gente (cosa che al momento non mi andava). Ho provato, per un brevissimo tempo, ma non ce la facevo. Volevo rimanere con me stessa, non incappare nei miei errori di nuovo.
Nel frattempo, ho diminuito la dose di farmaci fino a prendere solamente le gocce di En e al massimo la Melatonina, il che mi ha beneficiato: non avevo più spossatezza o letargia. Questo riferendolo al medico che mi disse "Se stai bene, puoi continuare così."
Mia mamma continuava con frasi veramente poco carine, spronandomi (secondo lei) a incontrare gente. Già irritata per non essermi potuta sfogare con lei come era sempre stato, mi venne una rabbia addosso. Mi sembrava che dovevo fare come diceva lei. Anche se poi non lo feci. Con la questione dell'emergenza del virus, eravamo tutti e 3 a casa. Il compagno di mia mamma decide sempre cosa guardare in TV, a pranzo e cena, e purtroppo in quel periodo le notizie del virus erano bombardanti... Mi veniva l'ansia a vedere ogni mattina e sera il telegiornale. Lui è sempre stato così, oltre che parecchio "casinista" e disordinato... solo che anni fa mia mamma stessa ci aveva litigato parecchie volte per queste cose, io, a quanto pare, non ho voce in capitolo.
Io e lei avevamo concordato che, quando lui era a casa, potevo mangiare in camera mia, tranquilla; quando eravamo solo io e lei, guardavamo quello che piaceva a noi. Poi non so come questo accordo a volte veniva a mancare. Oltre a questo, lui non si faceva problemi a venire in camera mia senza nemmeno bussare o bussando e l'attimo dopo era già dentro (spesso capitava anche col bagno), ma succedeva già all'inizio. Avevo costruito una specie di "lucchetto", perché le porte sono vecchie e non avevo la chiave (chiesta parecchio tempo fa, ma mai data, ora mi dicono "ma potevi chiederla"...).
Ero infastidita e arrabbiata, vero. Anche per il fatto di aver fatto molte confidenze a mia madre e, quando si litigava, assumeva un tono quasi sarcastico in merito a ciò che avevo detto, come a volermi ferire per i miei errori. Sono sempre stata sensibile, ma certe frasi (che qui non dirò perché non mi sembra il caso), ti rimangono impresse.
Avevo deciso di non dire più nulla, di andare a mangiare quando me la sentivo. Anche così non andava bene. Le domande continue "Perché fai così?", "Cos'hai?", ripetute non so quante volte, nonostante abbia spiegato ma le mie ragioni non erano "valide". Non mi sentivo né ascoltata né compresa su nulla. La rabbia e la frustrazione (anche a causa del lockdown) divennero all'ordine del giorno. L'effetto dell'En era quasi nullo. Avevo parlato con lo psichiatra, ma purtroppo non c'era possibilità di un appuntamento. Le liti andavano e venivano, non riuscivo a spiegare le mie ragioni e la rabbia aumentava. Ci sono stati episodi (mesi fa) in cui ho rotto quadri miei e dato dei pugni al letto o all'armadio. Lo trovavo, al momento, l'unico modo per scaricare la rabbia. L'ho riferito al medico, raccontando come mi sentivo, il rapporto con i miei. Ma non sono potuta andare fino a giugno-luglio.
Parlando e sfogandomi con lui ho sempre tratto beneficio. Il primo appuntamento ero andata da sola per poi ritornare una seconda volta con mia mamma e vedere di rimettere a posto il nostro rapporto. Ma la prima volta, il medico mi ascoltò, consigliandomi di andare da (l'ennesimo) psicologo e, se ero d'accordo, prendere qualche farmaco blando. La prima volta sembrò che volesse aiutarmi. Quando andai con mia madre, non riuscii quasi neanche a parlare. Lui disse (più una sentenza) che avevo il DOC e un disturbo di personalità (???), che dovevo assolutamente prendere farmaci e fare psicoterapia. Mi sono sentita crollare il mondo addosso. Dopo tutti gli sforzi per dimezzare i farmaci e gli sforzi per ricucire il rapporto con i miei, mi sento dire questo. Non sono rimasta dentro più di tanto, anche perché mia mamma se ne rimase zitta, ho preso e me ne sono andata. In quel momento nessuno aveva ancora parlato di tso. Nemmeno dopo. Avevo una sfiducia totale, anche nel medico che mi aveva sempre aiutata. La situazione a casa non cambiò di molto. Evitavo i miei, era inutile parlare, ormai. Mangiavo da sola, sentendomi dire di "guardarli male" quando mi vedevano. Pochi giorni sono stati un po' migliori.
Venerdì è stata la goccia nel vaso stracolmo. Mio e loro, ok. Qualche giorno prima non avevo trovato brioche da mangiare a colazione, mentre il giorno prima ce n'erano 2 o 3. Neanche usando troppa logica, sapevo che il compagno di mia mamma le aveva mangiate: era solito mangiare anche dopo cena. Il mio è stato sicuramente un errore: gli ho "rubato" 2 merendine dal suo frigo, sperando stupidamente di lanciare un messaggio. Altro che...
I miei, una volta scoperto, si sono messi a sbraitare tra loro, io negavo, altre urla. Lui a un certo punto si mette a prendere a calci la porta di camera mia per entrare forzatamente (con aiuto di mia mamma). Mi viene parecchio vicino urlando e con occhi "fuori dalle orbite": "Mi hai rotto i ....", "La devi finire", "Ti faccio ricoverare". Ero sbigottita, forse nella paura che potesse tirarmi un ceffone, o forse perché non ne potevo più o per l'impulso, gli diedi uno spintone (per quanto potesse essere "forte"....) e lui di rimando e così via fino in corridoio, dove lui mi diede uno spintone da farmi andare a sbattere la testa su una parete. Mia madre a parte dire "basta" non faceva nulla. Restava a guardare (impaurita??) mentre ci spintonavamo. Poi lui mi trascinò fin sul divano del salotto, stringendo le mani sulle mie braccia e continuando a urlare come prima, "Sei pazza", ecc... Mi stava facendo male e in qualche modo volevo liberarmi, graffiando. Alla fine mi lasciò e se ne andò in un'altra camera. Non avevo neanche più fiato, mia mamma che diceva pure lei "Sei pazza". Intanto mi faceva male dappertutto. Hanno chiamato il 118, anche se si è visto diversi minuti dopo. Non avevo nemmeno mangiato. Sono entrati, facendomi domande e cercando di capire la situazione. Mi dissero che sarebbe stato meglio andare con loro per parlare con uno psicologo, ma che ero libera di andare o stare a casa. Scelsi di stare a casa e firmai. Non pretendo di conoscere tutti i medici e gli psicologi. So solo che ne ho avuti 2 di psico, ma risolvevano i problemi per un tot di tempo, non si è mai arrivati a una vera risoluzione. Per questo non ho voluto andare.
Da quella sera, i rapporti sono rimasti in sospeso, il compagno non dice nulla né fa nulla. Ho espresso il desiderio (medici e mia mamma presenti) di andare da un'altra parte a vivere, non importava dove. Chiedendo informazioni, mi hanno detto di andare ai servizi sociali, cosa che ho fatto e sono andata anche presso un'associazione, entrambi hanno visto i lividi (che ho ancora).
Mi è rimasta un po' d'ansia di quella sera e sapere il compagno a casa non giova.
In entrambe le volte che sono tornata a casa dai colloqui con i servizi, c'era mia madre che, come tutte le altre volte, mi chiedeva ancora cos'avessi e dicendo "Non vedi che non stai bene?". "Per forza", mi veniva da dire, ma non ho detto nulla. La seconda volta mi ha detto che "Non le lasciavo altra scelta se non il TSO". "Non vorrei arrivare a questa opzione", ha aggiunto "perché sono tua madre e so cosa vuol dire". Io le ho detto che me ne sarei andata. Siamo "rimaste" (?) che fintanto che non si ripetono cose del genere, va bene, altrimenti fa fare questa cosa.
(Ho letto diverse storie davvero molto poco belle, di cui alcune recenti...).
Per il resto, continuo a fare come sempre da mesi a questi parte: sto in disparte e mangio dopo che loro hanno finito. E continuo a sentire i servizi che forse mi daranno un aiuto.
So che un tso è valido in certe condizioni, ma so anche che non è sempre vero... Io so solo che se lo faranno, non uscirò di certo meglio. Ho visto troppi ospedali e camici bianchi per dire il contrario.
L'unica... 'violenza' l'ho fatta venerdì, se è da considerare tale. Altre volte non ci sono state, nemmeno nelle fasi acute della malattia. Non ho mai picchiato né ucciso né infastidito nessuno.
Quali sono le mie colpe? Voler stare da sola per qualche tempo?
Qual è la mia diagnosi? Depressione bipolare, DOC o disturbo di personalità (quale non lo so) ?
Mia madre dice che è facile fare un tso per me, solo che è lei a non volerlo fare, per ora... Che i medici che mi hanno visitato volevano solo "farmi stare buona" ma le carte ci sono già...
I servizi invece dicono che non è così facile e stanno cercando un legale per me in modo da poter far valere i miei diritti nel caso la procedura avvenisse.
Mi vien male pensare di essere rinchiusa. Ho passato un mese in rianimazione, durante l'operazione ai miei 12 anni, vedendo gente soffrire o morire, e non credo questo sia molto meglio.
Consigli e delucidazioni sono molto gradite.
Grazie per l'attenzione.