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Lavoro e salute - Versione stampabile

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Lavoro e salute - Alice21115 - 22-03-2023

Buongiorno, vorrei delle delucidazioni in merito alla mia situazione lavorativa.
Lavoro per una grande azienda di e-commerce da quasi 3 anni, suddivisa in vari reparti. Annualmente eseguiamo una visita medica, con il medico aziendale al quale ho fatto presente fin dal primo giorno in azienda, il mio problema alla caviglia. Se la sforzo troppo si infiamma e mi causa dolore anche per settimane. All'inizio del mio percorso lavorativo sono stata spostata quasi subito dal reparto assegnato per questa mia problematica, dall'area manager del reparto. Per quasi 3 anni ho lavorato in un reparto che mi consentiva di svolgere tranquillamente la mia mansione. Ho fatto richiesta al medico del lavoro per una limitazione che mi consentisse di evitare di essere spostata in reparti più difficoltosi per il mio problema, cosa che mi è stata accettata per 6 mesi. Ho fatto visite che attestano la mia problematica e riferite al medico. Due mesi fa, dopo la visita medica, il dottore mi ha prolungato la limitazione con scadenza a tempo indeterminato. Poco dopo, sono stata avvisata tramite un messaggio sul cellulare dal mio area manager, che da quel giorno facevo parte di un altro reparto. Sono nel nuovo reparto da quasi due mese, dove la maggior parte del tempo sono stata in malattia per il mio problema alla caviglia che si infiamma a causa della nuova mansione.. Dopo l'ultimo spostamento di reparto, ho richiesto una seconda visita straordinaria con il medico del lavoro, ma fin ora non ho avuto nessun riscontro. Anche il mio medico di base mi ha rilasciato un foglio dove attesta il mio peggioramento. Cosa posso fare in merito?


RE: Lavoro e salute - STUDIO DUCHEMINO - 23-03-2023

(22-03-2023, 14:16)Alice21115 Ha scritto: Buongiorno, vorrei delle delucidazioni in merito alla mia situazione lavorativa.
Lavoro per una grande azienda di e-commerce da quasi 3 anni, suddivisa in vari reparti. Annualmente eseguiamo una visita medica, con il medico aziendale al quale ho fatto presente fin dal primo giorno in azienda, il mio problema alla caviglia. Se la sforzo troppo si infiamma e mi causa dolore anche per settimane. All'inizio del mio percorso lavorativo sono stata spostata quasi subito dal reparto assegnato per questa mia problematica, dall'area manager del reparto. Per quasi 3 anni ho lavorato in un reparto che mi consentiva di svolgere tranquillamente la mia mansione. Ho fatto richiesta al medico del lavoro per una limitazione che mi consentisse di evitare di essere spostata in reparti più difficoltosi per il mio problema, cosa che mi è stata accettata per 6 mesi. Ho fatto visite che attestano la mia problematica e riferite al medico. Due mesi fa, dopo la visita medica, il dottore mi ha prolungato la limitazione con scadenza a tempo indeterminato. Poco dopo, sono stata avvisata tramite un messaggio sul cellulare dal mio area manager, che da quel giorno facevo parte di un altro reparto. Sono nel nuovo reparto da quasi due mese, dove la maggior parte del tempo sono stata in malattia per il mio problema alla caviglia che si infiamma a causa della nuova mansione.. Dopo l'ultimo spostamento di reparto, ho richiesto una seconda visita straordinaria con il medico del lavoro, ma fin ora non ho avuto nessun riscontro. Anche il mio medico di base mi ha rilasciato un foglio dove attesta il mio peggioramento. Cosa posso fare in merito?

La situazione raccontata ricade sotto il decreto legislativo 626/1994, art. 3 lettera m), che prevede l'allontanamento temporaneo e/o definitivo del lavoratore dalla mansione a cui la visita medica l'ha giudicato inidoneo.
Il datore di lavoro aveva/ha 30 gg di tempo per fare ricorso all'esito medico; inoltre, può chiedere una visita medica pubblica da parte degli enti preposti (ad es INAIL).
Il punto è che il lavoratore, per quanto possibile, deve essere adibito ad altre mansioni tendenzialmente equivalenti a quelle per cui è stato assunto.
Detto questo, è evidente che il datore vuole licenziarla, a lungo andare, perché la ritiene un peso.
Sarebbe, quindi, necessario allertare tramite una diffida legale il datore di lavoro e avvisarlo che i diritti saranno tutelati nelle sedi opportune a tempo debito (ad es. impugnando il licenziamento).
Avv. Stefano Duchemino
www.studioduchemino.com